L’henné è sicuro?

“Oggi sto sfidando il naftochinone, colorando i capelli con una miscela di Henné ed altre erbe tintorie!”.

Ho fatto una battuta su una cosa seria perché non voglio che scaturiscano malintesi, si sollevino polveroni inutili o ancor peggio ci si senta in pericolo ad usare l’Hennè (intesa come Lawsonia inermis) come colorante per i capelli.

Qualcuno nei giorni scorsi ha estrapolato una parte di un documento di Farmacovigilanza che ha espresso il dubbio sulla presunta genotossicità (cioè la capacità di mutare il genoma cellulare) di un componente della polvere di Henné, il 2-idrossi-1-4 naftochinone per la precisione (che è il nome chimico del lawsone, il principio attivo dell’Hennè, che poi è la sostanza che colora di rosso). Tossico a certe dosi e a certi usi impropri. Dosi e usi che, dalle conoscenze che si hanno tutt’oggi e se vengono usate polveri certificate, non è quello per la colorazione dei capelli. Ma ci si è ben guardati dal sottolineare questo, mettendo in evidenza solo la tossicità, parola che fa sempre paura. E sui social è scoppiata la baraonda!

Quando si dà un’informazione e non si è precisi e in più si estrapola solo una parte del documento che si cita (tra l’altro quella che fa più scalpore e spaventa di più) allora si sta facendo un tipo di comunicazione sbagliata a nostro parere.

Niente è innocuo, nemmeno il naturale come tanti pensano. Anche le erbe tintorie possono dare allergie, esattamente come le tinture sintetiche. Per questo bisogna stare attenti ad eventuali reazioni dell’Henné e delle altre erbe tintorie. E bisogna stare attenti a dove le si acquista: se comprate in mercatini o in negozi dove non viene garantita la provenienza nè viene indicato l’elenco preciso degli ingredienti che quella determinata polvere contiene, sappiate che potreste essere a rischio, non solo per la presenza di una percentuale troppo alta di 1-4 naftochinone (indicata da Farmacovigilanza come >1,4%), ma anche per polveri non pure e non sanificate.

Sì, anche l’Hennè può fare male. Nonostante nel database europeo inci la Lawsonia inermis sia segnalata senza restrizioni e nonostante il SCCS, il Comitato Scientifico per la Sicurezza dei Consumatori, dopo diversi studi e test in vivo (purtroppo su animali), dal 2013 si sia espresso positivamente sul suo uso, cioè ha dichiarato che l’Hennè è sicuro per il consumatore, come colorante per capelli (alla dose di 100 grammi disciolti in 300 ml d’acqua e con una concentrazione di lawsone inferiore all’1,4%). Resta il dubbio sul suo utilizzo come colorante per tatuaggi, tanto che sono state richieste ulteriori indagini a questo proposito. Ma questo è un altro discorso. Tornando al suo utilizzo per colorare i capelli, per essere sicuri che si stia usando una Lawsonia sicura, scegliamo di acquistarla e di farci fare trattamenti che la contengono solo da chi ci offre garanzie di controlli sulle polveri e da chi sa veramente cosa sta vendendo e/o ci sta spalmando.

Purtroppo il mondo delle erbe tintorie è un po’ un far west. Quello che manca è sicuramente una formazione corretta a riguardo: c’è tanto pressapochismo tra i fornitori e c’è poca conoscenza tra i rivenditori. E si tende a fare di tutta l’erba (mai come in questo caso il termine è più azzeccato!) un fascio. Ma non tutte le erbe tintorie sono uguali! Innanzitutto non devono essere una polvere di non si sa bene quale pianta, che arriva da non si sa quale paese, imbustata, etichettata (magari sopra a un’etichetta già esistente) e messa in vendita. Le erbe tintorie sono e devono essere regolamentate dalla legge sui cosmetici: vanno trattate e seguono controlli precisi per il bene di chi le usa. Non deve esserci approssimazione quando in gioco c’è la salute delle persone! Per questo è doveroso affidarsi ad aziende che seguono le regole e i controlli necessari e certificano tutto questo percorso, analizzando le piante e valutandone la loro purezza.

Ancora oggi purtroppo molte piante vengono sofisticate per ottenere colori particolari. Un tempo si parlava di “picramato nascosto” (cioè non dichiarato in inci), oggi coloranti sintetici possono venire aggiunti per modificare il colore e spingere il pigmento naturale delle piante verso colori che la pianta in sè non può regalare.

Le erbe tintorie arrivano da paesi lontani (India, Pakistan, Marocco, Yemen, …) e spesso arrivano con cariche microbiche alte. Per questo il primo passo da fare è quello della sanificazione delle erbe stesse per abbattere la carica batterica, oltre che funghi e muffe naturalmente presenti sulle piante, con tecniche che non siano dannose per la nostra salute nè per le piante stesse (che devono mantenere le loro caratteristiche).

Se sulla cute vi fossero micro lesioni e spalmassimo sopra un’erba tintoria ricca di batteri o muffe e il prodotto non fosse quindi controllato e a norma, questa potrebbe far entrare in circolo ematico batteri nocivi e creare rischi per la salute.

Le analisi che si fanno sui cosmetici finiti (che compongono il PIF, Product Information File) sono poco utili se la materia prima non viene ripulita e resa sicura.

Lo stesso vale per la ricerca di metalli pesanti, non solo di batteri.

Le schede tecniche dei fornitori esteri non bastano e non significano sicurezza. Anzi spesso sono inventate o scritte a caso!

Le aziende serie che importano le erbe ad uso tintorio investono nella qualità, che significa sicurezza. Questo ha costi alti, ma se vuoi affidabilità e garanzie vere è necessario.

In questo settore non bisogna improvvisarsi e bisogna essere professionisti in tutti i sensi: cioè conoscere quello che si sta maneggiando e garantire la salute di chi poi userà quei prodotti.

Una certificazione biologica in questo caso non protegge e non garantisce che una pianta tintoria sia sicura. Se una pianta fosse biologica significherebbe che non avrebbe subito alcun processo di sanificazione, abbattimento della carica microbica o micotica. In ambito alimentare, biologico significa qualità, in questa nicchia di ambito cosmetico no. Le erbe tintorie biologiche di solito sono prodotti etnici non sanificati. Quindi attenzione!

Chi sceglie le piante lo fa perché sceglie la salute o è convinto di farlo. Anche per quanto riguarda il semplice gesto di colorarsi i capelli. E’ giusto nella misura in cui queste piante sono sicure nel loro utilizzo. Allora sì che “naturale” diventa “salute”.

Concludiamo con una nostra considerazione finale. Se l’Hennè è in dubbio (che tra l’altro è usato da migliaia di anni da diverse popolazioni di diverse parti del mondo), cosa si dovrebbe dire delle tinte sintetiche, i cui ingredienti sono accusati (da studi e ricerche scientifiche) di essere responsabili di reazioni avverse, allergizzanti e di essere dannosi per la salute, oltre che per l’ambiente?

Ecco, l’ambiente. Partendo dal presupposto che anche le erbe tintorie hanno un impatto ambientale (così come tutti i cosmetici che usiamo quotidianamente), le tinte sintetiche sono tra i cosmetici che inquinano di più. E anche per questo motivo, tralasciando la bellezza che le erbe tintorie apportano e regalano ai capelli, crediamo venga da sé quindi cosa sia meglio scegliere.

 

 

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